Follow by Email

UFFICIO

venerdì

OGM: i benefici sono davvero maggiori dei costi e dei problemi che comportano?


Una scoperta che ha lasciato a bocca aperta un po' tutti, già perché non ci si aspettava che la soia ogm facesse utilizzare più erbicidi. Infatti dopo un esame accurato sui dati dal 1998 al 2011, fatto a 5000 coltivatori di mais e 5000 di soia su tutto il territorio degli Stati Uniti, sono stati registrati sementi, pesticidi ed erbicidi acquistati. Incrociando poi le informazioni, hanno pubblicato lo studio più ampio mai realizzato negli Usa sulle coltivazioni geneticamente modificate. Il risultato che ha lasciato stupiti un po' tutti, almeno nella soia, è che l'utilizzo di sementi transgeniche ha fatto aumentare, anziché ridurre, l'uso di erbicidi nei campi.
GianCarlo Moschini, professore di economia alla Iowa State University di Ames, vive nella cittadina ormai da anni e studia in particolare l'impatto delle nuove tecnologie su piantagioni e campi. Seguendo molto da vicino l'aspetto economico degli ogm, si è trovato ad elaborare dei dati che in precedenza non erano mai stati usati.
Grazie allo studio sui campi di mais modificato geneticamente per resistere agli insetti e di soia transgenica resistente al glifosfato, uno dei pesticidi più usato e criticato, ci svela la sorpresa: chi usa la soia transgenica, di fatto, sparge sui campi il 28% in più di erbicidi rispetto a chi pianta sementi naturali.
Dopo la rivelazione, la spiegazione del Dott. Moschini " Sicuramente ha contato il fatto che negli Usa a partire dai primi anni 2000 il prezzo del glifosato è sceso, perché è scaduto il brevetto della Monsanto. Questo ha incentivato gli agricoltori a usarne grandi quantità, sapendo che la loro soia non ne avrebbe risentito perché programmata per essere resistente. Ma dall'analisi dei dati emerge che quegli stessi agricoltori negli anni successivi hanno usato altri erbicidi. La cosa più probabile è che le erbe infestanti abbiano sviluppato una resistenza al glifosato".
Specificando che si tratta comunque di chilogrammi di erbicida per ettaro di terreno, la soia ogm pensata per ridurre l'uso di erbicidi, fa l'effetto contrario.
Nonostante il risultato di questo studio, il Dott. Moschini crede ancora all'ingegneria genetica applicata all'agricoltura e lo esprime con queste parole: " Negli Usa più del 90% del mais e della soia coltivate sono ogm. Nessuno di noi rinuncerebbe all'automobile pur sapendo che inquina. Per l'agricoltura americana vale lo stesso discorso: i benefici sono maggiori dei costi, che vanno comunque ottimizzati".

Con ciò si aprano le danze alle opinioni ed alle critiche che questo argomento ha sempre scaturito..

giovedì

Inquinamento acustico nemico del benessere psicofisico



Il tema dell'inquinamento acustico è stato ripreso e riportato alla luce dal recente report dell'Agenzia Europea per l'Ambiente che conta 125 milioni di persone coinvolte, solo nel Vecchio Continente. Un europeo su quattro è esposto all'inquinamento acustico con possibili conseguenze salutari, dai disturbi del sonno ai problemi cardiaci. La percentuale di rischio dipende dalle zone più rumorose che sono state individuate presso il Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Nel nostro Bel Paese alcune città sono più a rischio di altre, e questo dipende sia dal traffico stradale, ferroviario e aereo, sia dalla presenza di stabilimenti industriali.
Un attenzione particolare va data ai bambini, il cui apprendimento nei primi anni di vita, può essere compromesso proprio dal rumore ambientale, come sostiene un recente studio dell'Università del Wisconsin-Madison.
Nella ricerca sono stati analizzati 100 bimbi di età compresa tra i 22 e i 30 mesi ed è risultato che il processo di apprendimento di nuove parole è più immediato se fatto in ambienti tranquilli e silenziosi, a meno che il sottofondo non sia una traccia di musica classica che, ascoltata a volume adeguato, ha un effetto positivo sul cervello.
A tutela di tutto ciò sono già in vigore varie leggi in materia, soprattutto su banda larga dove sono dovute intervenire le istituzioni maggiori. Anche nel nostro piccolo però possiamo trovare dei rimedi per diminuire questo rischio per noi, i nostri figli e la collettività in generale.
A casa si potrebbero montare infissi per l'isolamento acustico e costruire pareti e pavimenti fonoassorbenti così da limitare il rilascio delle onde sonore date da t, elettrodomestici e radio. Qualcuno potrebbe sottolineare il costo di questi rimedi, ed è comprensibile, ma anche togliere le notifiche delle app dei nostri smartphone ed abbassare la suoneria potrebbe già essere un passo avanti, data la mole di suoni che questi apparecchi fanno.
Chi è costretto a viaggiare molto per lavoro o chi lavoro direttamente su strada, probabilmente, non nota più i molti rumori della città, data l'assuefazione; eppure sirene, motori accesi, clacson, pneumatici che rotolano e sgasate di camion sono i nemici numero uno per le nostre orecchie e minano quotidianamente il nostro benessere psicofisico senza che ce ne rendiamo conto.
Si stanno già studiando misure ad hoc per questo e sul mercato americano e già in vendita un SUV di una nota casa automobilistica che è dotato non solo di cristalli acustici ma anche di un particolare e sofisticato sistema di insonorizzazione dell'abitacolo che lo trasforma in una specie di paradiso per l'udito. L'auto assorbe i rumori tramite dei microfoni posizionati all'interno e li annulla generando frequenza opposte diffuse dall'impianto audio della vettura, anche se spento.

Le soluzioni si trovano, la tecnologia avanza..ma non basterebbe essere un po' più tranquilli semplicemente senza strombazzare il clacson o urlare al telefono in giro per strada?

Fertility Day: mamme capofamiglia in Italia?

La discussa campagna promossa dal Ministero della Salute per il Fertility Day, oltre ad aver mobilizzato polemiche di vari gruppi attivisti e scatenato i social, ha però sollevato l'attenzione alla condizione femminile in Italia. Si pensi che l'arrivo di un figlio costa il posto di lavoro ad un'italiana su due, licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere. La cifra, data da Il Fatto Quotidiano online, parla di circa 800 mila donne che, secondo l'Istat, si sono ritrovate in situazioni poco gradevoli dopo essere diventate mamme o prima ancora.
Alcuni numeri ci portano in chiaro la situazione. Nel 2015, in Italia, si è raggiunto il minimo storico per quanto riguarda le nascite, e la nostra nazione è risultata essere il Paese con le mamme più "vecchie" d'Europa. In Liguria, nel Lazio e in Sardegna un bambino su dieci nasce da mamme ultraquarantenni.
L'Italia è il terzultimo paese per donne che lavorano in Italia, peggio di noi solo Grecia e Macedonia. Di donne tra i 25 e i 54 anni, in Italia, ne lavorano solo il 57% e per loro il reddito si ferma sotto i 25 mila euro annui, mentre quello degli uomini supera i 31 mila.
Perché, per esempio in Svezia, lavorano l'87% delle donne? Semplice, l'impiego della donna porta alla famiglia uno stipendio in più e soprattutto sono tutelate da un sistema di malware che permette di conciliare i tempi familiari con quelli professionali.
Uno studio accurato dall'Ufficio studi di Confartigianato si evince che gli investimenti statali sono molto più agevoli per gli anziani che per le famiglie. Esempio pratico: per 1 euro speso a favore delle famiglie se ne spendono 20 per gli over 65.
Questa ridotta quantità di spesa pubblica a favore dei servizi per la famiglia incide, indubbiamente e negativamente, sulla natalità e l'occupazione femminile.
Il recente sondaggio della Cnn sul dove è più facile vivere da mamma e papà, ha individuato che sette su otto stati recensiti (l'ottavo è il Canada) sono in Europa: Islanda, Francia, Danimarca, Paesi Bassi Svezia, Finlandia e Norvegia. In questi paesi più del 75% delle mamme lavora ed ovviamente e dove si fanno più figli proprio perché si permette alle famiglie di trovare equilibrio tra famiglia e lavoro.
In Italia, a fronte di uomini capifamiglia ritrovatisi senza lavoro, sono aumentate le donne capofamiglia occupate che si sono accontentate di qualsiasi lavoro purché garantire un reddito familiare.
Sono aumentate le occupate immigrate ed è aumentata la permanenza sul lavoro delle ultracinquantenni. Per non farci mancare nulla nel nostro paese troviamo anche il fenomeno della sovra-istruzione, ossia laureate che risultano occupate ma che svolgono impieghi per cui non è necessaria la laurea. Inoltre sono diminuite le professioni tecniche e cresciute quelle non qualificate.

Neanche a dirlo, chi soffre di più in questa situazione sono i giovani fino ai 34 anni di età.

Tre minuti per ridurre la glicemia

Tre minuti ogni trenta bastano al nostro profilo metabolico per migliorarne i risultati. Soprattutto per chi lavora in ufficio e passa 8 ore al giorno perlopiù seduto questi 3 minuti, che alla fine della giornata sono più di tre quarti d'ora, servono ridurre la glicemia ed a migliorare la risposta metabolica. A questa soluzione ci si è arrivati dopo uno studio australiano recentemente pubblicato su Diabetes Care, il quale sostiene che basterebbe interrompere per un breve periodo ciò che si sta facendo anche solo per raggiungere il vicino di scrivania o, meglio ancora, fare 3 minuti di piccoli esercizi come la contrazione dei glutei, piccoli piegamenti, o camminare sulle punte dei piedi.


Lo studio ha analizzato 24 adulti, diabetici, età media 60 anni suddividendoli in 3 gruppi: il primo gruppo - quello di controllo - è rimasto seduto per tutte le 8 ore; il secondo alternava ogni mezz'ora tre minuti di camminata, mentre il terzo si dedicava agli esercizi, sempre di minimo sforzo.
Il risultato è stato a dir poco inaspettato. Il secondo e il terzo gruppo hanno registrato una riduzione della glicemia del 39% mentre l'insulina è scesa rispettivamente a 36% e 37%. Risposte significativamente molto differenti da quelle date dal primo gruppo, cioè quello di controllo. Anche se lo studio è stato fatto su dei soggetti malati di diabete, ciò non esclude i suoi benefici a chi non lo è, poiché un comportamento così efficace, semplice e applicabile può essere messo in pratica da tutti.
I consigli degli esperti si rifanno ai piccoli gesti quotidiani sempre consigliati come parcheggiare più lontano, scendere una fermata prima dal bus, fare le scale anziché l'ascensore anche solo a scendere e portare il cane al parco. Sono piccoli accorgimenti e vantaggi, che insieme danno alla lunga un gran beneficio al nostro corpo. L'attività fisica anche se minima, come ci dice Giorgio Sesti, presidente della società Italiana di Diabetologia, aiuta il nostro metabolismo ed aiuta a prevenire non solo il diabete, ma riduce i trigliceridi e fa aumentare il colesterolo buono. Per non parlare poi dei benefici per le patologie osteoarticolari.
Dunque bastano 35-40 minuti di movimento al giorno, 150 a settimana, per ridurre il rischio di ammalarsi di diabete ed in generale per non ammalarsi di una vita sedentaria.

È che troppo spesso si ritiene più facile ingoiare una pillola, che ridurre duecento calorie al giorno e fare un po' di movimento... 

venerdì

42 anni nella foresta del Vietnam, trovato il Tarzan dei nostri giorni


L'8 Agosto del 2013 è cambiata totalmente la vita ad un uomo e a suo padre che sono stati ritrovati  dopo aver trascorso circa 42 anni nella giungla procacciandosi il cibo con la caccia. La loro storia inizia tragicamente nel 1971 quando, in piena guerra del  Vietnam, la loro casa fu bombardata ed il padre credendo che la moglie e gli altri figli fossero morti scappò con il figlioletto di un anno, Ho Van Lang, nella foresta della regione centrale di Quang Ngai.
I due hanno vissuto le ultime 4 decadi in capanne di legno, credendo che la guerra fosse ancora in corso, senza sapere che fosse finita. Ogni tanto hanno incontrato altri esseri umani e da lì si è cominciata a spargere la voce dei due uomini-Tarzan. I due non sapevano neanche che uno dei figli, Tri, era riuscito a sopravvivere e che si mise alla ricerca del padre e del fratello anche con l'aiuto del governo che gli mise a disposizione 20 uomini per andarli a riprendere.
Gli è stata offerta una casa in un villaggio vicino alla loro vecchia casa e i due ora vivono una vita completamente diversa, Lang coltiva campi insieme a suo fratello Tri e si dichiara felice anche se , come il padre, sente molto la nostalgia della vita nella giungla.
La loro storia ha incuriosito Alvaro Cerezo, managing director dell'agenzia specializzata in viaggi estremi Docastaway, che ha deciso di viaggiare verso il Vietnam e trascorrere 5 giorni con Lang. Confrontandosi con lui, mentre passeggiavano per la giungla, Cerezo ha avuto l'impressione di parlare con "un uomo che non ha la concezione del tempo e che non conosce le fonti di energia" ma che "capendo la natura si è salvato".
Durante il  racconto di Lang, Cerezo ha scoperto molte cose tra cui il fatto che mangiassero di tutto, come la frutta, verdura, miele, ananas, foglie "ma anche scimmie, serpenti, rane e pesci pescati a mano, che erano i loro preferiti"..inoltre il giornalista racconta di come l'uomo, davanti a lui, si è mangiato un pipistrello come fosse un'oliva.
I due uomini, racconta Lang, si sono molto bene adattati alla vita selvatica, sono riusciti a ricavare pentole, vasi, posate ad altri arnesi dai resti di aerei e bombe trovati nelle loro esplorazioni, si coprivano con vestiti fatti con fibre di corteccia e tenevano sempre vivo un fuoco acceso con due pietre che serviva sia per scaldarsi, che per tenere lontani serpenti, zanzare ed i temuti centopiedi.
La cosa con cui padre e figlio non potevano combattere era la deforestazione, che li costrinse a spostarsi sempre più in alto sulle montagne e quindi ad isolarsi sempre di più.
Lang, quest'uomo diventato una leggenda, non sa cosa sono le malattie ha sofferto solo di mal di stomaco, non aveva mai visto il mare e non aveva mai utilizzato il denaro. Se aveva idea di se stesso era soltanto grazie agli specchi d'acqua.
Ora, nella sua vita civilizzata, è nato in lui il desiderio di avere un figlio, anche se prima di questa vita, il padre non gli aveva mai parlato delle donne e del sesso, e lui non ha mai avuto desiderio sessuale o istinto riproduttivo tant'è che fa ancora fatica a distinguere i maschi dalle femmine.
Cerezo ha deciso che con la sua storia vuole fare un documentario che potrebbe passare in tv..Come spiegheranno al Tarzan del Vietnam che è incastrato in una scatola?

Facebook: geolocalizzazione pericolosa?


Dopo un'indiscrezione uscita con un articolo qualche giorno fa sul Fusion, la gestione delle comunicazioni del colosso mondiale è andata nel caos più totale. L'articolo sosteneva che il social network utilizzi la geolocalizzazione degli utenti per trovare e suggerire amici che potremmo conoscere. Ciò significa che la sezione delle "persone che potresti conoscere" non sarebbe basata su amici in comune o interessi comuni ricavati dalle pagine di cui siamo fan, ma in base ai nostri check-in e ai luoghi dai quali postiamo e condividiamo i nostri contenuti anche se non abbiamo esplicitamente abilitato la registrazione in un determinato posto. Bene, questo è ciò che il Fusion ha fatto notare: Facebook ha la possibilità di tracciarci sempre e ne approfitta per ingrandire l'intreccio tra i contatti, fregandosene dei possibili rischi.
Il problema è nato quando una portavoce del social di Menlo Park ha confermato la versione spiegando che "la posizione è sola uno dei fattori che utilizziamo per suggerire alle persone altri contatti che potrebbero conoscere". Ma stiamo scherzando?!  Le critiche sui social non si sono risparmiate e subito c'è stata la marcia indietro con annessa smentita di Facebook che si è giustificato dicendo di aver approfondito la questione  e capito che i dati di localizzazione non sono utilizzati a quello scopo. Non contenti però della versione data, il plotone dei portavoce del quartier generale ha sviluppato una nuova versione, precisando che l'iniziale fraintendimento era dovuto ad un test; il social network ha ammesso di aver utilizzato i nostri dati di geolocalizzazione per suggerire amici solo su scala cittadina e con piccoli gruppi di utenti lo scorso anno, dopodiché hanno sospeso l'esperimento.
La versione però non convince, alcune testimonianze sempre raccolte da Fusion affermano che i tempi a cui si riferisce il cosiddetto "esperimento" sono molto più recenti, inoltre la zona sarebbe più settoriale che vasta. Per esempio un testimone racconta che Facebook gli ha suggerito tra le persone che poteva conoscere la segretaria del suo psichiatra.
Il nostro tracciamento da parte del social network lo abbiamo già quando ci rechiamo in un negozio o in un'attività commerciale per confezionarci su misura annunci pubblicitari ad hoc.
Quest'ultima e nuova versione della localizzazione è la più inquietante poiché questi dati sono effettivamente utilizzati per produrre migliaia di incroci che nessun elemento approvato- come amici in comune, interessi o contati importati- avrebbe suggerito.

Tramite il Centro Assistenza Facebook possiamo benissimo leggere che le persone che potremmo conoscere "vengono scelte in base agli amici in comune, alle informazioni relative a lavoro e istruzione, alle reti di cui fai parte e a molti altri elementi". Ecco... Questi "molti altri elementi" sono tuttora sconosciuti. Per nostra sicurezza vale quindi la pena gestire l'accesso alla localizzazione dalle impostazioni generali del proprio smartphone decidendo di concederlo almeno solo quando si usa l'app. 

Aria condizionata in ufficio

Arriva l'estate, il caldo, l'afa e con loro la salvezza di molti: L'aria condizionata. Non tutti però apprezzano il refrigerio dei condizionatori tant'è che più del 56% delle persone che lavorano in ufficio sono freddolose e quindi costrette ad indossare il pullover anche ad agosto per evitare litigi continui con il collega che soffre il caldo.
Il caso più clamoroso a Latina, dove un'impiegata delle Poste qualche giorno fa ha ucciso una collega durante un litigio proprio sulla temperatura da mantenere sul termostato. La battaglia sulla temperatura dell'aria condizionata è una delle cause maggiori di liti negli uffici di tutto il mondo, causa stress e da una ricerca fatta negli USA si evince che comunque il 50% degli impiegati s'infuria e rimane insoddisfatto.
Il grado d'insoddisfazione degli impiegati è variabile si passa da un 24% che si lamenta una volta la mese ad un 10% che ogni giorno vive un inferno nel proprio ambiente lavorativo.
Ci prepariamo quindi ad una stagione estiva in cui litigi e battibecchi si scatenano all'ordine del giorno, alimentati anche dai dolori da aria condizionata che colpiscono per la maggior parte gli over 45, che poi sono anche quelle persone che non riescono proprio ad adattarsi ad un ambiente consono per tutti.
La situazione si aggrava quando la volontà dell'uomo di cambiare temperatura sul termostato viene sconfitta, poiché la macchina vince sull'uomo. Solo il 24% riesce a modificare la temperatura!
Ma quindi; quanto dovrebbe misurare la temperatura per non far nascere più discordie all'interno degli uffici?
L'Organizazzione Mondiale della Sanità precisa che la temperatura ottimale è collocata tra i 18 ed i 24 gradi. Ma l'Inail sottolinea il fatto che la temperatura interna della stanza non deve mai superare i 7 gradi di differenza dall'esterno.
Dall'Università di Pavia, area Prevenzione e Protezione del Servizio Salute e Ambiente, Carlo Alberto Rosini spiega che gli indici usati per la valutazione di un ambiente termicamente moderato sono oggettivi e quindi non tengono conto delle sensazione soggettive dei lavoratori, ma di elementi quali la temperatura dell'aria, l'umidità relativa e la velocità dell'aria. Ovviamente bisogna tenere di come si lavora, come ci si veste, della ventilazione ma in generale la temperatura dovrebbe essere tra i 18 e i 21 gradi in inverno e tra i 20 e i 26 d'estate.
Insomma per non litigare in continuazione sulla temperatura del termostato il consiglio è di accordarsi prima sulle temperature massime e minime da tenere in ufficio!

giovedì

Il DNA influenza le scelte scolastiche?

Il DNA è sempre stato il nostro carattere distintivo e racchiude molte delle nostre particolarità. Non si sapeva però che, per una quota abbastanza importante, il nostro DNA è anche artefice delle nostre scelte sul futuro.
Infatti uno studio inglese sostiene che la scelta di proseguire o meno gli studi dopo la scuola dell'obbligo, la scelta delle materie e il risultato finale dipendono anche dal nostro DNA.
Pubblicato su Scientific Reports, lo studio è stato condotto dal King's College di Londra, su 6500 coppie di gemelli britannici, alcuni monozigoti (ossia con stesso DNA) e altri dizigoti (con patrimoni genetici diversi). Sono state scelte coppie di gemelli perché vivono nello stesso ambiente e sono sottoposti agli stessi stimoli, così facendo si può isolare il ruolo che il DNA gioca nello sviluppo.
Nella scelta se abbandonare i libri o meno il DNA agisce per il 50% mentre il resto è dell'ambiente, la percentuale sale invece nella scelta delle materia di studio dove arriva fino all' 80%. L'influenza dei cromosomi è risultata evidente quando i ragazzi sceglievano fisica, matematica o lingue straniere, mentre risultava più confusa quando le scelte si orientavano verso storia o materie letterarie.
Lo studio è un'espansione di una ricerca nata qualche anno fa che punta ad individuare i geni dell'intelligenza e del successo scolastico, in cui a contare non è solo il quoziente intellettivo come comunemente si pensa, ma ci vuole anche una certa dose di perseveranza, capacità di concentrazione e piacere di apprendere.
Questo studio, però, ha creato non poche polemiche, soprattutto dopo le dichiarazioni di Robert Plomin, uno degli autori di Scientific Reports e psichiatra al King's College, che sostiene che la genetica potrebbe aiutare i ragazzi a sviluppare al meglio le loro potenzialità. "Presto il DNA sarà usato per personalizzare l'educazione e le implicazioni nonché le applicazioni di questa rivoluzione vanno discusse ora, poiché il cambiamento è già in atto"

Gli studiosi di tutto il mondo hanno messo a disposizione di questo studio tra DNA e scolarizzazione, tutti i loro dati ed i risultati delle loro ricerche. I risultati saranno utili alla scienza, dicono, ma dove ci porterà tutto questo? Sicuramente, a parte le varie percentuali elencate prima, per andare bene a scuola bisogna sgobbare e come spiega il genetista e rettore dell'università Tor Vergata Giuseppe Novelli "un individuo può anche essere geneticamente predisposto al diabete, ma non si ammalerà mai se mangia correttamente".

Computer vision Syndrome: come prevenirla

Il New York Times ha dedicato un lungo servizio che ha riscosso molto successo, in cui salta all'occhio il dato che corrisponde alle persone nel mondo che soffrono della cosiddetta 'sindrome da pc', ben 70 milioni. Un problema che affligge chi per mestiere, chi per qualsiasi altro motivo, trascorre molte ore, probabilmente troppe, seduto e davanti ad un pc; le categorie chiamate in causa sono soprattutto quelle 'computer addicted' come segretari, commercialisti, reporter, banchieri, controllori di volo,commercialisti e studenti. Tra cui professioni che, tra l'altro, senza pc non potrebbero esistere.

I sintomi più comuni risultano essere i problemi neurologici, come mal di testa cronico; o problemi muscolo-scheletrici, come mal di schiena e male al collo, dovuti nella maggior parte dei casi per le posture sbagliate che assumiamo. Infatti da un'analisi condotta in Iran, consultabile su Biotechnology and Health Sciences, si dimostra che su 642 studenti delle scuole superiori, il 71% si siede troppo vicino allo schermo del computer per comodità, mentre i due terzi si posizionano direttamente davanti allo schermo o sotto. Già perché anche stare precisamente con gli occhi al centro del computer risulta essere un atteggiamento non corretto, ma piccoli accorgimenti possono prevenire tutto ciò.

Oltre a testa e schiena, a soffrire sono anche gli occhi e soprattutto l'iride. Vista annebbiata e persino immagini duplicate sono i sintomi che un prolungato sforzo si hanno alla vista.
Lo sforzo maggiore è ,a sorpresa, dovuto al fatto che quando dobbiamo seguire il filo del discorso sul monitor la fatica è doppia: primo motivo perchè nel tentativo di riposare gli occhi ci distraiamo e guardiamo un punto non preciso dietro lo schermo per poi tornare a riprendere a leggere il file e concentrarsi, secondo motivo perchè tendiamo a battere meno volte le ciglia al minuto, arrivando a 12 massimo 15, quando in teoria dovrebbero essere minimo 17. Questo porta a secchezza ed arrossamento degli occhi.
A tal proposito è intervenuto Aldo Caporossi, direttore della clinica oculistica del Policlinico Gemelli, consigliando di riposare la vista ogni tanto. Inoltre è importante assumere un corretto posizionamento davanti al computer che equivale a mantenere una distanza dal nostro viso di circa 50-70 centimetri, ma non solo.. Il dipartimento di oftalmologia della Pennsylvania University fa sapere che il centro dello monitor dovrebbe trovarsi dai 10 ai 20 centimetri al di sotto dei nostri occhi per permettere allo sguardo di non sforzarsi eccessivamente e nello stesso tempo mantenere la nuca in una posizione corretta.
Altro accorgimento molto importante è l'illuminazione dello schermo che deve essere più luminoso rispetto le luci ambientali e ad alta risoluzione per minimizzare i riflessi; un adeguato contrasto si raggiunge maggiormente con scritta nera su fondo bianco.

Usare un font a noi più congeniale e pulire regolarmente lo schermo con un panno antistatico aiuta infine a prevenire i sintomi della sindrome, che però se si è già presentata gli esperti consigliano di seguire la regola del '20-20-20', ossia ogni 20 minuti fare 20 secondi di pausa osservando qualcosa lontano 20 piedi (6 metri circa).

Architettura intelligente, le stampanti 3D


Dal 7 al 9 giugno a fieraMilanoCity ci sarà l'evento Technology Hub, organizzato da Senaf, dove si affronteranno varie tematiche tra cui l'innovazione dell'architettura, dell'arredo e del design. Con l'avvento delle nuove tecnologie sono cambiate notevolmente sia le performances delle aziende che le abitudini ed i comportamenti delle persone, inoltre sono mutati nel tempo i ruoli degli architetti, dei designers,dei creativi e degli artigiani. I fattori principali che hanno contribuito a questo mutamento sono le stampanti 3D, l'additive manufacturing, i droni e la robotica collaborativa e di servizio.
 Ad oggi è possibile lavorare con il marmo liquido che riveste e rende elegante qualsiasi superficie, bypassando il costo ed il peso delle lastre tradizionali. Inoltre potremmo arredare le nostre case o i nostri uffici con sedie stampate in 3D secondo le nostre richieste, che potrebbero essere sia di carattere estetico e di design, sia per rispondere al meglio alle caratteristiche fisiche dell'utilizzatore, nonché apposite per chi è affetto da particolari problemi fisici, senza tralasciare l'estetica della stessa. Tutto ciò è possibile grazie a degli scanner fullbody, i quali prendono le misure, memorizzano le forme e la conformazione fisica dell'utilizzatore e di seguito mandano in stampa l'oggetto. Sono mobili creati con materiali naturali e non inquinanti e per di più capaci di catturare la luce del sole e trasformarla in energia elettrica.
In particolare, con il progetto PrintFIT dell'Istituto Italiano di Tecnologia, si propone un'elettricità "invisibile" in grado di  trasformare un oggetto comune in "smart". Grazie all'utilizzo di inchiostri speciali che possono essere conduttori, semiconduttori o isolanti, si realizzano circuiti elettronici con proprietà mai associate a questi come flessibilità, riciclabilità e trasparenza.
Esempi più alla portata del quotidiano ce li fa un ricercatore del centro IIT di Milano, Giorgio Dell'Erba: "Si potranno, quindi, avere pellicole sottilissime, touch, che si illuminano al semplice tocco, diventando così, ad esempio, una comoda lavagna cancellabile high tech. Queste pellicole possono essere sottili quanto un capello e coniugano i problemi di spazio relativi all’arredamento di interni con funzionalità e design."
E se un oggetto si rompe o si rovina? No problem! La stampa 3D consente il riciclo con un sistema che cattura il granulo ricavato dal materiale tritato per la creazione di nuovi prodotti. 
In un futuro, si spera non troppo lontano, grazie alle soluzioni studiate per agevolare la riduzione dei consumi energetici degli edifici, potremo rendere le finestre ed altre superfici esposte alla luce del sole intelligenti, ossia capaci di trasformare la luce catturata in energia, così da arrivare un giorno alle facciate dei grattacieli ed a tutte le superfici trasparenti utili come "riserve" di energia, riducendo addirittura l'emissione di Co2.